Consulenza SEO edilizia: come farsi notare tra i competitor? Pubblicando i cantieri che hai già fatto
Autore: Dimitri
Frontend developer
Le imprese edili hanno quasi tutte lo stesso sito, e Google non sa chi scegliere. Si fa notare chi pubblica i cantieri finiti uno per pagina e tiene in ordine la scheda Google. La pubblicità viene dopo, e solo su una pagina fatta per ricevere la richiesta.
Apri i siti delle prime dieci imprese edili che Google ti mostra per la tua provincia. Troverai dieci volte lo stesso sito: una home con la foto di una gru, una pagina «Chi siamo» che parte dal nonno, una pagina «Servizi» con dodici voci dalle fondazioni al cappotto termico, una galleria di foto senza una riga di testo e un modulo di contatto. Se sono tutti uguali, Google non ha modo di preferirne uno. E nemmeno il cliente.
Si fa notare l’impresa che pubblica i cantieri finiti, uno per pagina, con il comune, il tipo di intervento e qualche riga su cosa è stato fatto, e che tiene la scheda Google aggiornata con recensioni vere. La pubblicità aiuta, ma dopo, e solo se atterra su una pagina costruita per ricevere la richiesta. Fatta prima è quasi sempre uno spreco.
Il resto dell’articolo spiega perché, e in che ordine farlo. Dico subito da che parte guardo: io i siti li costruisco, e quello che segue è quello che chiedo a un’impresa edile quando ci sediamo a parlare del suo.
La pagina «Servizi» non fa differenza, i cantieri sì
La pagina che elenca dodici servizi non posiziona nessuno, perché la hanno tutti e dice le stesse cose. Chi cerca un’impresa non digita «impresa edile servizi»: digita quello che gli serve, in un posto preciso. «Ristrutturazione completa appartamento», «cappotto termico condominio», «rifacimento tetto», e accanto il nome della città o del quartiere.
Il cantiere che hai finito il mese scorso è esattamente quella ricerca, già risolta. Una pagina per ogni intervento, con il tipo di lavoro nel titolo, il comune, il problema di partenza, cosa avete fatto e le foto di prima e dopo, risponde a una ricerca vera e dimostra che sai farlo. Dieci pagine così valgono più di qualunque testo sulla «qualità e serietà» in home.
Il materiale di solito c’è già: sta nei telefoni dei capicantiere. Il lavoro, dal lato dell’impresa, è metterlo insieme una volta per cantiere: dieci righe e le foto giuste. Dal lato nostro è dargli una struttura che regga: un modello di pagina fisso, dati strutturati, indirizzi puliti, immagini che non pesino un quintale. È la parte del servizio SEO e GEO che nessuno trova entusiasmante, ed è quella che funziona.
Per un’impresa edile la ricerca è locale prima di tutto
Per «impresa edile» seguita da una città, la prima cosa che Google mostra è la mappa con le schede delle attività, e i siti vengono dopo. Quindi la scheda Google della tua impresa è la pagina più importante che hai, anche se non sta sul tuo dominio. Va compilata per intero: categoria giusta, zona servita, orari, foto dei cantieri e non del logo, e soprattutto recensioni, chieste ai clienti a fine lavoro e non una volta l’anno in blocco.
Il sito deve dire le stesse cose che dice la scheda: stesso nome, stesso indirizzo, stesso telefono, in ogni pagina. Se lavori davvero in tre province, una pagina per ciascuna ha senso, purché ci siano dentro cantieri fatti lì. Venti pagine «impresa edile a [comune]» generate cambiando solo il nome del paese sono la cosa che Google riconosce meglio, e le tratta di conseguenza.
Le domande che senti al telefono sono pagine da scrivere
Ogni impresa riceve le stesse domande prima del preventivo: quanto dura una ristrutturazione, che pratica edilizia serve, se l’incentivo di quest’anno copre quel lavoro, se si può restare in casa durante i lavori. Sono ricerche fatte da persone che stanno per commissionare qualcosa, e quasi nessun competitor le risponde sul sito.
Una pagina per domanda, con la risposta nella prima riga e il contesto dopo, fa due cose. Intercetta chi cerca prima di aver scelto l’impresa, ed è la forma che le risposte generate dall’AI riprendono più facilmente, perché possono estrarre il pezzo che serve senza leggere il resto. Sulle pratiche e sugli incentivi il testo va tenuto aggiornato, con la data in vista: una pagina vecchia su un bonus scaduto fa più danno di una pagina mancante.
La pubblicità aiuta dopo, e non sulla home
La domanda che mi arriva più spesso da chi ha un’impresa è se fare Google Ads. Secondo me sì, ma non adesso, e non così. Su queste ricerche i clic li comprano tutti i tuoi competitor, quindi costano, e mandare quel traffico su una home con dodici servizi è pagare per far uscire la gente dalla porta da cui è entrata.
Quando la pubblicità funziona ha tre condizioni: un servizio solo per campagna, una zona sola, e una pagina di destinazione costruita per quel servizio in quella zona, con i cantieri fatti lì, un modulo corto e il telefono cliccabile. Poi serve un modo per contare le richieste che arrivano da lì, perché senza quel conto dopo tre mesi non sai se ha funzionato o se hai solo pagato.
Per le ristrutturazioni private i social hanno un ruolo diverso: lì nessuno cerca, si guarda. Una foto di prima e dopo, con il comune scritto nel testo, lavora sul tempo lungo e costa poco. Non porta la richiesta domani, ma quando quella persona aprirà Google per cercare un’impresa il tuo nome non le arriverà nuovo. Questa parte la trovo sottovalutata proprio da chi ha il materiale migliore per farla.
Da dove partire, in ordine
Se hai un’impresa edile e vuoi farti notare, l’ordine che consiglio è questo:
- Scheda Google completa, e recensioni chieste a ogni cliente a fine cantiere.
- Dieci cantieri finiti pubblicati sul sito, uno per pagina, con comune e tipo di intervento nel titolo.
- Una pagina per il servizio che vuoi vendere di più, scritta per la zona in cui lo vendi, con dentro i cantieri del punto due.
- Una pagina per ciascuna delle domande che senti al telefono prima del preventivo.
- Solo ora la pubblicità, sulla pagina del punto tre, con le richieste contate.
La consulenza SEO per l’edilizia, quando funziona, non inventa niente: rende pubblico quello che l’impresa ha già fatto e lo organizza in modo che una ricerca lo trovi. Il progetto in cui siamo entrati più a fondo nel settore è Lumico, una piattaforma B2B per la gestione dei grandi cantieri: lì il problema era spiegare servizi tecnici a chi decide, e la strada è stata la stessa, mettere in ordine il lavoro fatto e renderlo leggibile. Se il tuo sito somiglia ai dieci che hai aperto all’inizio, il problema non è il posizionamento: è che non c’è ancora niente di tuo da posizionare. Si parte da lì, e la pubblicità aspetta.
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