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WordPress, headless o statico: chi ci metterà mano dopo?

4 min di lettura
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Tre modi di costruire lo stesso sito, con tre conti di manutenzione molto diversi. La differenza vera non è quale sia più moderno, è chi si prende in carico il lavoro dopo il lancio.

Tre dischi bianchi opachi allineati con gli emblemi incisi e illuminati di ambra: il marchio WordPress, una coppia di parentesi graffe, una pagina con l'angolo piegato

La domanda arriva sempre nella stessa forma: "meglio WordPress o qualcosa di più moderno?". È la domanda sbagliata, perché mette in fila una piattaforma e un aggettivo.

Le scelte vere sono tre, e si distinguono per una cosa sola: dove sta il lavoro che qualcuno dovrà fare dopo il lancio.

I tre modelli, in una riga ciascuno

  • WordPress. Contenuti, pagine e sito vivono nello stesso programma, su un server che esegue PHP. Cambi una cosa nell'amministrazione e la vedi online subito.
  • Headless. I contenuti stanno in un servizio a parte con la sua interfaccia di redazione, e il sito li legge da un'API. Chi scrive e chi sviluppa lavorano su due cose separate.
  • Sito statico. Le pagine vengono costruite una volta in fase di rilascio e servite come file già pronti. Non c'è nessun programma in esecuzione quando qualcuno apre il sito.

Le ultime due si combinano, ed è la strada che uso più spesso: contenuti in un CMS headless, pagine generate staticamente. Questo blog è fatto così, e ne parlo sapendo anche cosa mi costa.

La manutenzione è la voce che decide

Un sito WordPress ha tre cose da aggiornare: il core, il tema e i plugin. Nessuna delle tre è opzionale, e ognuna può rompere le altre. Il conto non arriva il primo mese, arriva al secondo anno.

Su un sito statico non c'è niente in esecuzione da aggiornare sul server. Le dipendenze da tenere aggiornate ci sono comunque, ma stanno nel codice e le tocchi quando pubblichi, non mentre il sito è online.

Questa è la differenza che vedo pesare più di tutte quando eredito un progetto. Un WordPress lasciato fermo tre anni è un lavoro di recupero. Un sito statico lasciato fermo tre anni è semplicemente un sito vecchio, che però funziona ancora.

Sicurezza: quello che non esiste non si può bucare

La maggior parte dei siti compromessi che mi è passata davanti non era stata attaccata da nessuno in particolare. Era un plugin vecchio trovato da uno script automatico che gira su tutto internet.

Con un sito statico quella superficie non c'è: nessun database da interrogare, nessun codice che gira a ogni visita, nessuna pagina di accesso da indovinare. Non significa essere invulnerabili, significa avere meno cose che possono andare storte.

Velocità: uno parte veloce, l'altro lo diventa

Un sito statico è veloce per costruzione: i file sono già pronti e arrivano da una rete di distribuzione vicina a chi li chiede. Non è merito di nessuno, è la conseguenza di come funziona.

WordPress può diventare veloce, e alcuni siti WordPress sono molto veloci. Ma è un risultato che si ottiene aggiungendo strati: cache, ottimizzazione delle immagini, riduzione degli script dei plugin. Ogni strato è una cosa in più che può smettere di funzionare.

Autonomia della redazione, che è il punto dolente

Qui WordPress ha un vantaggio che nessuno racconta abbastanza: chi ci ha già lavorato lo sa usare, e può costruirsi una pagina nuova da solo, anche sbagliando.

Con headless più statico l'editor è più pulito e non si può fare disordine, perché la struttura delle pagine la decide chi sviluppa. Il rovescio è che una pagina di un tipo nuovo richiede una modifica al codice. Va detto prima, non scoperto dopo.

C'è anche un dettaglio pratico che sorprende sempre: su un sito statico la pubblicazione non è istantanea, perché il sito va ricostruito. Sono minuti, non ore, ma se pubblichi dieci notizie al giorno è una frizione reale.

I costi ricorrenti non si assomigliano

WordPress costa hosting, e un hosting che regge PHP e database costa più di uno che serve file. Poi costano le licenze dei plugin professionali, che si rinnovano ogni anno, e costa il tempo di chi aggiorna.

Headless costa un abbonamento al servizio dei contenuti, e va guardato con attenzione perché i prezzi crescono a scaglioni: il salto di piano arriva quando aumentano gli utenti della redazione o le chiamate all'API, non quando aumentano le visite. La parte statica invece costa quasi niente da servire.

Detto in soldi: il primo modello ha una spesa piccola e continua più il rischio di una spesa grossa e improvvisa quando qualcosa si rompe. Il secondo ha una spesa fissa più alta e prevedibile. Quale conviene dipende da quanto vale la prevedibilità per te.

Quando scelgo cosa

WordPress resta la scelta giusta quando la redazione pubblica tanto e vuole autonomia totale sulla forma delle pagine, quando il team lo conosce già, o quando serve una funzione che nel suo ecosistema esiste pronta e altrove va scritta da zero: prenotazioni, aree riservate, corsi.

Headless più statico conviene quando il sito è soprattutto presentazione, quando le performance contano per il posizionamento, quando nessuno in azienda ha il tempo di fare manutenzione, e quando le pagine sono molte ma di pochi tipi ripetuti.

Il campanello d'allarme, in un preventivo di sviluppo web, è quando la piattaforma viene proposta prima di aver chiesto chi pubblicherà i contenuti e quanto spesso. Quella risposta viene prima della tecnologia.

La mia posizione

Non esiste la scelta moderna e quella superata. Esiste chi si prende in carico la manutenzione e chi si illude che non serva.

Se la risposta è "nessuno ci metterà mano per due anni", allora la piattaforma con meno pezzi in movimento è quella giusta, qualunque sia la moda del momento.

Dimitri

Autore: Dimitri

Frontend developer

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