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WooCommerce o Shopify nel 2026? Scegli per chi ci metterà le mani, non per l’AI che compra

6 min di lettura
E-commerce
Sviluppo web
Dimitri

Autore: Dimitri

Frontend developer

Shopify se nessuno metterà mano al negozio dopo il lancio, WooCommerce se le regole di vendita sono tue. Il confronto visto da chi i negozi li costruisce, e perché l’AI che compra non cambia il criterio.

Due sacchetti di carta bianchi opachi affiancati al centro su fondo chiaro uniforme, visti frontalmente; dall'apertura di quello a sinistra sale un tenue bagliore ambra, quello a destra è spento

Da quando facciamo e-commerce, la domanda con cui si apre quasi ogni primo incontro è la stessa: «WooCommerce o Shopify?». Da un anno circa ne arriva una seconda subito dopo: «ma ha ancora senso, se la gente compra chiedendo a ChatGPT?». Rispondo a tutte e due, in ordine.

Shopify se il negozio deve funzionare senza che nessuno ci metta le mani, e accetti un canone e le regole di casa sua. WooCommerce se hai già WordPress, qualcuno che lo mantiene, e regole di vendita che una piattaforma chiusa non ti lascia scrivere. L’AI che compra non cambia il criterio: cambia cosa deve essere in ordine nel catalogo, e quello va fatto su entrambe.

Gli e-commerce che abbiamo in portfolio girano tutti su WooCommerce, quindi la mia simpatia è dichiarata. Ed è proprio per questo che a una buona parte dei clienti consiglio Shopify.

Shopify affitta un negozio finito, WooCommerce ti consegna i pezzi

La differenza vera è una sola e viene prima di tutte le altre: su Shopify affitti un negozio già costruito, su WooCommerce lo assembli dentro un WordPress che è tuo. Da qui discende tutto il resto: chi paga cosa, chi ripara cosa, cosa puoi cambiare e cosa no.

Su Shopify non esiste il server, non esistono gli aggiornamenti di PHP, non esiste il plugin di pagamento che smette di funzionare il sabato sera. Esistono un pannello, un tema, un catalogo di app e un checkout che è lo stesso per tutti, con le personalizzazioni che Shopify decide di concederti. In cambio paghi ogni mese, paghi le app che aggiungi, e se non usi il loro sistema di pagamento paghi una commissione in più su ogni vendita.

Su WooCommerce il plugin è gratuito e il resto è tutto tuo: hosting, aggiornamenti, sicurezza, compatibilità fra le estensioni, e la libertà di toccare qualunque riga del checkout. È un cantiere, non un prodotto. A me il cantiere piace, ma va detto a chi lo compra.

Il costo vero non è il canone, sono le ore di chi ci mette le mani

Quando un cliente mi dice «WooCommerce è gratis» gli metto in fila le voci che gratis non sono: un hosting decente, un tema serio, le estensioni a pagamento che servono quasi sempre per spedizioni, pagamenti e fatturazione, e soprattutto le ore di manutenzione in un anno. Non dico che costi più di Shopify: dico che il conto va fatto tutto, e i due totali si avvicinano più di quanto sembri il primo giorno.

La voce che sbilancia il conto è chi risponde quando qualcosa si rompe. Ogni WooCommerce che ho ereditato aveva la stessa storia: estensioni ferme da mesi perché chi c’era prima aveva paura di toccare il checkout, e il cliente convinto che il sito andasse da solo. Non va da solo, e ho scritto a parte cosa si rompe in un sito che nessuno tocca. Su Shopify quel rischio è compreso nel canone: è il motivo per cui il canone esiste.

Per questo la prima domanda che faccio non riguarda il prodotto: è «chi si occupa del sito dopo il lancio?». Se la risposta è «nessuno, deve andare da solo», la risposta è Shopify, e discuterne oltre è tempo perso.

WooCommerce vince quando le regole del negozio sono le tue

Il caso in cui WooCommerce resta senza rivali è il negozio che non vende come vendono tutti. Listini diversi per cliente, un configuratore che calcola il prezzo, un gestionale che deve leggere e scrivere gli ordini, una fatturazione con regole particolari. Su WordPress ognuna di queste cose è codice che posso scrivere; su Shopify è un’app che qualcun altro ha scritto, se esiste, dentro i limiti di un checkout chiuso.

Il secondo caso è il negozio che vive dentro un sito che fa soprattutto altro. Per Paola Boni il sito è prima di tutto un portfolio di opere in alta risoluzione, e lo shop sta nello stesso percorso: si guarda e si compra senza cambiare contesto. Per NNB Upcycling ogni capo esiste in un pezzo solo, e il catalogo va gestito di conseguenza. In tutti e due i casi WooCommerce ci ha lasciato decidere come doveva funzionare il negozio, invece di adattare il negozio a come funziona la piattaforma.

Il prezzo di questa libertà è che ogni riga scritta va mantenuta, e va mantenuta a ogni aggiornamento di WooCommerce. Se il progetto non ha nessuna di queste esigenze, la libertà la paghi senza usarla.

Shopify vince su tutto quello che non vuoi più dover riparare

Pagamenti, sicurezza, tenuta nei picchi, aggiornamenti: su Shopify sono problemi di Shopify. Per un negozio che vende prodotti standard con spedizioni standard, gestito da chi non ha e non vuole un tecnico a disposizione, è la scelta giusta, e non mi metto a difendere WooCommerce per principio.

Le cose che mi fanno storcere il naso restano. Il checkout lo tocchi solo nei limiti previsti, il tema va comprato o scritto su misura in Liquid, e ogni funzione in più è un’app in abbonamento che si somma alle altre. Per la fatturazione elettronica italiana serve un’app di terze parti. Ma sono fastidi, non blocchi. Per un negozio senza regole particolari li accetto volentieri, in cambio di non ricevere più la telefonata del sabato sera.

E se ormai comprano tutti dall’AI?

Non comprano tutti dall’AI, e anche chi chiede a ChatGPT poi compra quasi sempre sul sito del negozio. Il checkout dentro ChatGPT che OpenAI aveva presentato a fine 2025 è stato ridimensionato dalla stessa OpenAI pochi mesi dopo: oggi l’assistente consiglia e rimanda, e l’acquisto si chiude sullo storefront del venditore. Quindi il negozio serve ancora, e serve che funzioni.

Quello che cambia è chi legge il catalogo. Un agente che consiglia prodotti legge dati: nome, prezzo, disponibilità, varianti, spedizione, tutti compilati e aggiornati. Su Shopify questa esposizione la fa la piattaforma, con un canale che si attiva da solo e si regola dal pannello. Su WooCommerce le basi ci sono, le ultime versioni espongono il negozio agli assistenti tramite MCP, e per i protocolli di OpenAI e Google si passa da estensioni, alcune ancora annunciate. In entrambi i casi il lavoro vero è lo stesso: un catalogo con i campi compilati. Un negozio con le schede a metà è invisibile agli agenti su qualunque piattaforma, e non se ne accorge.

Quindi l’AI non cambia la scelta. La rende più severa su un punto che valeva già: i dati.

Le domande da farsi prima di scegliere

Se stai commissionando un e-commerce, le domande da farti sono queste:

  • Chi tiene il sito dopo il lancio, e quante ore l’anno può dedicargli?
  • Il negozio vende come tutti, o ha regole sue su prezzi, prodotti o fatturazione?
  • Il negozio è tutto il sito, o un pezzo di un sito che fa soprattutto altro?
  • Preferisci un canone fisso, o costi iniziali più alti e ore di manutenzione dopo?
  • Chi deve leggere il tuo catalogo: solo persone, o anche gli assistenti AI?

La mia posizione è che nel 2026 la scelta si è fatta più facile, non più difficile, perché le due piattaforme sono diventate più diverse. Shopify è sempre più un prodotto chiuso e sempre più affidabile; WooCommerce è sempre più uno strumento per chi vuole costruire. Se ti ritrovi a scegliere WooCommerce per risparmiare, stai scegliendo male. Se scegli Shopify e poi chiedi tre personalizzazioni al checkout, anche. Se il dubbio resta, parlane con chi il negozio dovrà mantenerlo: è il lavoro che facciamo, e la domanda su chi ci metterà le mani gliela faremo comunque.

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