Quanto costa un sito web? Tre cose spostano il prezzo, e il numero di pagine non è fra quelle
Autore: Dimitri
Frontend developer
Le fasce di prezzo che trovi online si contraddicono perché descrivono siti diversi. Il prezzo lo spostano tre cose: chi scrive i contenuti, quanti layout servono, quante integrazioni ci sono.
Quando scrivo un preventivo per un sito, il numero di pagine lo chiedo per ultimo. Chi me lo chiede per primo di solito resta sorpreso, perché è la cifra con cui ha iniziato a ragionare: «ci servono dieci pagine, quanto viene?». Non lo so ancora, e non è snobismo.
Il prezzo di un sito web lo spostano tre cose: chi scrive i contenuti, quanti layout diversi servono, e quante integrazioni con sistemi esterni ci sono dentro. Il numero di pagine conta poco. Per questo le fasce che trovi online per un «sito vetrina» vanno da qualche centinaio a qualche migliaio di euro a seconda di chi le scrive: non si contraddicono per malafede, descrivono siti diversi chiamandoli con lo stesso nome.
Le nostre fasce di prezzo in questo articolo non le trovi, e non per fare i misteriosi: sono il risultato di quelle tre domande, e scriverle prima di averle fatte sarebbe un numero a caso. Quello che posso darti è il modo di leggere qualsiasi preventivo, compreso quello scritto da qualcun altro.
Il numero di pagine non sposta il prezzo, il numero di layout sì
Trenta pagine costruite sullo stesso modello costano quasi come cinque. Il lavoro vero sta nel progettare e sviluppare il modello, non nel riempirlo: una volta che esiste il template della pagina servizio, la decima pagina servizio è un’ora di inserimento contenuti, se va male.
Cinque pagine ognuna diversa dall’altra sono invece cinque progetti. La home con le sue dieci sezioni, il «chi siamo» con la storia dell’azienda e le facce del team, la pagina prodotto con il configuratore, la pagina contatti con la mappa e il form: ogni layout che non assomiglia agli altri va disegnato, discusso, sviluppato e provato su mobile per conto suo.
Quindi la domanda da fare non è «quante pagine» ma quanti tipi di pagina. Nei progetti di sviluppo web che seguiamo, prima della cifra arriva un elenco di template: se nel preventivo quell’elenco manca, chi lo ha scritto sta tirando a indovinare, oppure ha in mente un tema già pronto e lo adatterà. Non è un male di per sé, ma conviene saperlo prima di firmare, perché un tema comprato è veloce fino al giorno in cui vuoi una cosa che il tema non prevede.
Chi scrive i testi decide metà del tempo
I progetti che mi sono rimasti fermi più a lungo non aspettavano codice. Aspettavano i testi. Il sito era pronto, con i paragrafi finti al posto di quelli veri, e restava lì per settimane perché nessuno in azienda aveva il tempo di scrivere la pagina «chi siamo».
Il contenuto è una voce di costo anche quando nel preventivo non compare, perché qualcuno lo paga comunque. O lo scrive il cliente nei ritagli di tempo, e il progetto si allunga; o lo scrive lo studio, o un copywriter, e la cifra sale ma il sito va online. Lo stesso vale per le foto: quelle di repertorio costano poco e si vedono, quelle fatte in azienda costano una giornata di fotografo e sono la differenza fra un sito e un sito qualsiasi.
Quando confronti due preventivi, controlla se dentro ci sono i testi. Un sito con «contenuti forniti dal cliente» e uno al doppio con testi, revisioni e foto incluse non sono lo stesso prodotto a prezzi diversi: sono prodotti diversi.
Le integrazioni sono la voce che fa saltare il preventivo
Un form che manda una mail è un’ora di lavoro. Un form che crea il contatto nel CRM, assegna il commerciale in base alla provincia e manda una risposta automatica è un’altra cosa, e lo è ogni volta: ogni sistema esterno con cui il sito deve parlare porta con sé un’API da studiare, casi strani da gestire e un servizio che un giorno cambierà le regole.
Le integrazioni che vedo chiedere più spesso, in ordine di quanto pesano: la seconda lingua, che raddoppia i contenuti e va gestita in ogni angolo del sito; l’area riservata con login; il collegamento a un gestionale o a un CRM; il calendario per le prenotazioni; i pagamenti. Un e-commerce è l’estremo di questa scala, con catalogo, magazzino, spedizioni, fatturazione e pagamenti tutti insieme, ed è il motivo per cui ha sempre un preventivo a parte.
Ognuna di queste voci ha anche un costo che non è mio: il servizio di terze parti che la fa funzionare. E quello si paga ogni mese, che è il punto della prossima sezione.
I costi ricorrenti: cosa paghi ogni anno, e a chi
Un sito non si compra una volta sola. Dominio e hosting si rinnovano ogni anno, le piattaforme in abbonamento ogni mese, e le licenze di temi e plugin smettono di aggiornarsi quando smetti di pagarle. Nessuna di queste cifre è enorme presa da sola; quello che conta è sapere che esistono prima, non quando arriva il rinnovo.
Qualche ordine di grandezza, con listini pubblici: un dominio e un hosting condiviso si pagano a decine di euro l’anno; una piattaforma e-commerce come Shopify parte, sul piano Basic, da 19 euro al mese con pagamento annuale e 27 con pagamento mensile, e sopra ci vanno le commissioni su ogni vendita. Un hosting gestito, un CRM, un servizio di newsletter hanno ognuno il loro canone. Il preventivo serio li elenca, anche se non li incassa lo studio.
E poi c’è l’intestazione. Dominio, hosting e account delle piattaforme vanno a nome tuo, non del fornitore: se un giorno cambiate strada, il sito deve restare tuo senza trattative. È una riga che nel preventivo non costa niente e vale più di uno sconto.
Lo stesso brief può costare cinque volte tanto, e nessuno ti sta fregando
Prendi lo stesso sito di dieci pagine. Versione uno: tema già pronto, testi e foto tuoi, form che manda una mail. Versione due: layout disegnati da zero, testi scritti e rivisti, foto in azienda, due lingue, prenotazioni online, collegamento al gestionale. Le pagine sono le stesse. Il lavoro no, e la differenza di prezzo non è un margine gonfiato: è il tempo di persone diverse per settimane diverse.
Per questo, secondo me, chiedere «quanto costa un sito web» senza aver deciso queste tre cose porta a confrontare cifre che non sono confrontabili. E il preventivo più basso vince quasi sempre per il motivo sbagliato: perché dentro c’è meno, e non si vede.
Cosa decidere prima di chiedere un preventivo
Dal lato di chi li scrive, i preventivi che tornano più precisi sono quelli dove il cliente arriva con tre risposte già pronte. Le domande da farsi sono queste:
- Chi scrive i testi e chi fa le foto, ed entro quando.
- Quanti tipi di pagina diversi servono davvero, non quante pagine.
- Con quali sistemi esterni il sito deve parlare, e quali di questi hanno un canone.
Con quelle tre risposte in mano, due preventivi diventano confrontabili e la cifra smette di essere un numero a caso. Il preventivo giusto non è il più basso: è quello in cui riesci a leggere tutte e tre le voci, e a capire cosa succederebbe al prezzo se ne togliessi una.
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