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Google update settembre 2026: c'è stato davvero un core update? No, è uno spam update, e la differenza cambia cosa fai sul sito

5 min di lettura
SEO
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Dimitri

Autore: Dimitri

Frontend developer

A settembre 2026 Google non ha rilasciato nessun core update: sul cruscotto ufficiale c'è solo uno spam update partito il 24. Dove si controlla, che differenza fa, e cosa guardare davvero se il traffico è calato.

Piccolo sismografo a tamburo bianco opaco, visto frontalmente al centro di un fondo chiaro uniforme e vuoto: sul rotolo di carta una sola traccia frastagliata, e un tenue bagliore ambra sulla punta della penna

La settimana scorsa un cliente mi ha girato lo screenshot di un grafico in calo, con sotto una riga sola: «è il core update di settembre?». Aveva letto un paio di articoli che parlavano di un aggiornamento partito il 15, e la domanda era legittima. Sono andato a guardare dove si guarda, e la risposta è arrivata in trenta secondi.

A settembre 2026 Google non ha rilasciato nessun core update. Sul cruscotto ufficiale della Ricerca l'unica voce del mese è un September 2026 spam update, partito il 24 settembre. L'ultimo core update resta quello di maggio: iniziato il 21 maggio, durato undici giorni e ventuno ore, chiuso da mesi.

Il «core update del 15 settembre» esiste solo negli articoli che ne parlano. E non è un dettaglio da pignoli: un core update e uno spam update si diagnosticano in modo diverso e portano a interventi diversi. Confonderli vuol dire lavorare per settimane sulla cosa sbagliata.

Il cruscotto ufficiale è uno solo, e si legge in trenta secondi

La fonte è la Search Status Dashboard di Google, sezione Ranking, scheda con lo storico. Ogni riga ha un nome, una data di inizio e una durata. Se un aggiornamento non è lì, Google non lo ha annunciato. Tutto il resto è interpretazione.

Lo storico del 2026, mentre scrivo, dice questo: un core update a maggio e tre spam update, a giugno, ad agosto e a settembre. Quelli di giugno e agosto sono durati poco più di due giorni. Quello di settembre non ha ancora una data di fine.

Da dove nasce allora il «core update del 15»? Dagli strumenti che misurano la volatilità delle classifiche, quelli con il termometro che diventa rosso quando le posizioni si muovono tanto. Misurano una cosa vera: se i risultati ballano, lo vedono. Ma non sanno perché ballano. Google cambia qualcosa di continuo, e la gran parte delle modifiche non ha un nome né un annuncio. Quando un termometro va in rosso qualcuno scrive «update non confermato», qualcun altro toglie «non confermato» dal titolo, e tre passaggi dopo è un core update con la data.

Core update e spam update non si curano allo stesso modo

Un core update è una revisione generale di come Google valuta i contenuti. Un sito può perdere posizioni senza aver fatto niente di sbagliato: è cambiato il metro, non il sito. Google stesso dice che dopo un core update non c'è niente da «riparare», e che i movimenti di solito si rivedono al core update successivo. La strada è migliorare le pagine che hanno perso, con calma.

Uno spam update è un'altra cosa. Colpisce i siti che violano le norme antispam: testo nascosto, cloaking, link comprati o scambiati in massa, pagine generate a centinaia senza nessun valore, siti compromessi, domini scaduti riciclati per sfruttarne la reputazione. Se il tuo sito perde traffico in coincidenza con uno spam update, la domanda non è «cosa migliorare» ma «cosa ho fatto che sta in quella lista». E se la risposta onesta è «niente», quasi sempre la causa è un'altra.

Per questo l'etichetta conta. Un cliente che legge «core update» pensa a riscrivere i contenuti. Uno che legge «spam update» va a controllare che link ha comprato. Sono due cantieri diversi, e uno dei due è quasi sempre inutile.

Se il traffico è calato a fine settembre, guarda queste cose in quest’ordine

  1. La data esatta in cui è iniziato il calo. Su Search Console si vede giorno per giorno. Se è partito prima del 24 settembre, lo spam update non c’entra, perché non era ancora iniziato. Sembra banale, ed è la verifica che salta più spesso.
  2. Cosa è calato: clic, impression o tutti e due. Impression ferme e clic in calo raccontano un'altra storia, che ho già scritto nel pezzo sulle ricerche zero click. Impression in calo su tutto il sito puntano a un problema tecnico o a una perdita di posizioni vera.
  3. Cosa è stato toccato sul sito in quei giorni. Un aggiornamento del tema, un plugin SEO che ha riscritto i canonical, un redirect sbagliato, un noindex rimasto da una pagina di prova. Nella mia esperienza il «calo da update» più frequente è un deploy fatto il giovedì e non controllato il venerdì.
  4. La stagionalità. Confrontare fine settembre con fine agosto non dice niente: ad agosto mezzo paese è fermo. Il confronto che regge è con lo stesso periodo dell'anno prima.
  5. Solo alla fine, le norme antispam. Se negli ultimi mesi sono comparse centinaia di pagine scritte con l’AI, o hai accettato un pacchetto di link «di qualità» a prezzo fisso, allora sì, lo spam update è un sospettato credibile.

La diagnosi sbagliata costa più del calo

Il copione è sempre lo stesso. Un sito perde traffico, qualcuno legge di un update, e parte il piano per «rafforzare l’autorevolezza». Settimane a riscrivere pagine che andavano bene, mentre il redirect rotto che ha causato il calo resta lì. Poi il traffico torna, quando qualcuno si accorge del redirect, e la riscrittura si prende il merito.

«È colpa dell’update di Google» piace perché non ha colpevoli. Non è colpa di chi ha fatto il sito, non è colpa di chi lo gestisce, è il tempo che cambia. Ed è per questo che ogni calo di traffico, nel giro di due giorni, trova un update a cui attaccarsi, confermato o no.

Il mio criterio è semplice: se un aggiornamento non è sul cruscotto ufficiale, per me non esiste finché non ho escluso tutto il resto. Gli strumenti di volatilità li guardo, ma come si guarda il barometro: dicono che il tempo si muove, non cosa è successo a casa tua.

Cosa chiedere a chi ti segue la SEO

Se ti arriva un report con un calo attribuito a un update, le domande da fare sono tre. Qual è la voce del cruscotto di Google a cui si riferisce, con nome e data. In che giorno è iniziato il calo, e se combacia con quella data. Cosa è cambiato sul sito nella stessa settimana.

Se le risposte ci sono, il piano di intervento viene da solo, ed è probabile che sia diverso da «più contenuti». Se non ci sono, «è stato l’update» non è una diagnosi: è un alibi. È il lavoro che facciamo quando un cliente ci chiede una consulenza SEO: prima capire cosa è successo, poi decidere cosa toccare.

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