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Core Web Vitals: tre fastidi che hai già provato, misurati

4 min di lettura
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Il bottone premuto due volte, il link cliccato per sbaglio, la pagina che non parte. LCP, INP e CLS misurano questi tre fastidi. Ecco cosa aggiustare per primo, e cosa non vale la spesa.

Cronometro fotografato in lunga esposizione: la parte alta resta nitida, il corpo si dissolve verso il basso in scie di luce su fondo bianco

I Core Web Vitals sono tre misure che Google usa per dire se una pagina è piacevole da usare. Detta così sembra una faccenda da tecnici. Nella pratica misurano tre fastidi che hai provato mille volte da utente.

Cosa misurano, senza sigle

  • LCP è quanto tempo passa prima che compaia la cosa grossa della pagina: l'immagine principale, il titolo. Non quando "inizia a caricare", quando si vede qualcosa di utile.
  • INP è quanto la pagina tarda a reagire quando tocchi qualcosa. È il bottone premuto due volte perché la prima sembrava non aver fatto niente.
  • CLS è quanto il contenuto si sposta sotto gli occhi mentre carica. È il link cliccato per sbaglio perché a metà tap è arrivato un banner e ha spinto tutto in basso.

Le tre insieme descrivono una cosa sola: quanto la pagina rispetta il tempo di chi la apre.

Che effetto hanno per davvero

Sul posizionamento sono un fattore, ma piccolo: un sito lento con contenuti giusti batte un sito velocissimo che non risponde alla domanda. Chi ti promette il primo posto sistemando i Web Vitals ti sta vendendo la parte facile.

Sul comportamento delle persone invece pesano molto, e non serve un grafico per capirlo. Una pagina che si muove sotto il dito e un bottone che non risponde sono i due motivi per cui si torna indietro senza nemmeno leggere.

Dove il conto si vede subito è la pubblicità. Se paghi per portare traffico su una pagina e quella pagina si apre in cinque secondi, stai pagando due volte: una il clic, una il fatto che una parte di quei clic se ne va prima di vedere l'offerta. È l'unico caso in cui la lentezza ha un prezzo che puoi leggere in una fattura.

Il punto pratico è questo: i Web Vitals non sono un esame da superare. Sono un modo di misurare un fastidio che altrimenti resterebbe una sensazione, e le sensazioni non si possono correggere.

Le cause che trovo quasi sempre

In ordine di frequenza, su siti aziendali italiani:

  • Immagini enormi servite piccole. Una foto da 4000 pixel dentro un riquadro da 400. È la causa numero uno di LCP alto e la più facile da togliere.
  • Script di terze parti. Analitiche, chat, mappe, pixel pubblicitari, cookie banner. Ognuno sembra innocuo e tutti insieme bloccano il browser proprio mentre l'utente prova a toccare qualcosa.
  • Niente spazio riservato per le immagini. Se il browser non sa quanto sarà alta una foto, la pagina salta quando arriva. Si risolve dichiarando le dimensioni, e costa dieci secondi.
  • Temi pesanti. Un tema comprato porta il codice di tutte le sue varianti, anche quelle che non usi.
  • Font caricati male. Il testo resta invisibile mentre il font scende, oppure cambia forma a metà lettura.

Nessuna di queste è una scelta consapevole di qualcuno. Sono cose che si accumulano, come le librerie di JavaScript.

Come guardarli senza illudersi

Esistono due tipi di numeri e vengono confusi in continuazione. Il test che lanci dal tuo computer misura una visita finta, in condizioni decise da te. I dati di campo misurano le visite vere, con i telefoni veri delle persone e la loro rete.

Il primo serve a capire cosa aggiustare. Il secondo è quello che conta. Un sito può passare il test in laboratorio e andare male in campo, e quando succede la colpa è quasi sempre di qualcosa che si carica solo nella vita reale: consensi, chat, contenuti personalizzati.

Il consiglio che dò sempre: prova il tuo sito col tuo telefono, in giro, non in ufficio col wi-fi. Ci vogliono due minuti e vale più di qualsiasi rapporto.

Da dove partirei, in questo ordine

Su un sito già in piedi, l'ordine conta più della lista, perché i primi due interventi si portano via la maggior parte del problema e costano poco:

  • Ridimensionare le immagini e servirle nei formati moderni. Nessuna modifica al design, nessun rischio, e di solito è qui che si recupera più tempo.
  • Fare l'inventario degli script di terze parti e togliere quelli che nessuno guarda più. Nei siti con qualche anno di vita ce n'è sempre almeno uno rimasto da una campagna finita.
  • Dichiarare le dimensioni di immagini e riquadri pubblicitari, così la pagina smette di saltare.
  • Solo dopo, se serve ancora, guardare il tema e il codice. È la parte che costa di più, e affrontarla per prima significa spesso pagare per risolvere un problema che era delle immagini.

Quello che sconsiglio è inseguire il punteggio. Da un certo punto in poi si spende molto per guadagnare qualche decina di millisecondi che nessun utente percepirà, mentre lo stesso tempo speso sui contenuti sposta davvero le visite.

La mia posizione

La velocità non è una funzione da aggiungere alla fine. È il risultato di quello che decidi di non mettere dentro.

Nei progetti dove seguiamo anche il posizionamento la prima cosa che guardiamo non è il punteggio, è l'elenco di cosa arriva al browser. Quasi sempre metà si può togliere senza che nessuno se ne accorga, e quella metà è il regalo più grande che puoi fare a chi visita il sito.

Dimitri

Autore: Dimitri

Frontend developer

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