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Vendere capi che esistono in un pezzo solo: il caso NNB Upcycling

4 min di lettura
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Ogni capo di NNB Upcycling esiste in un pezzo solo: niente taglie, niente riassortimenti. Com'è fatto un e-commerce che regge questo vincolo, dai flussi di caricamento ai video generati con l'AI.

Giacca sartoriale bianca su una gruccia di fil di ferro, nitida su colletto e spalle e dissolta verso il basso in scie verticali di luce

NNB Upcycling System'18 fa una cosa che manda in crisi qualsiasi piattaforma e-commerce: ogni capo del catalogo è un pezzo unico. Nasce da abiti vintage italiani recuperati e rilavorati, quindi niente taglie multiple, niente riassortimenti, niente «torna disponibile». Quando si vende, la sua scheda ha finito di vivere. Noi dovevamo costruirci sopra un negozio online.

Questo è il racconto di come lo abbiamo fatto, delle scelte che rifarei e del punto in cui il progetto rischiava di incepparsi davvero. Che non era il codice.

Un catalogo dove ogni scheda vive una volta sola

Un e-commerce normale ragiona per modelli: una scheda prodotto, tre colori, cinque taglie, il magazzino che si ricarica. Qui il modello non esiste. Ogni capo è un prodotto nuovo, con le sue foto, le sue misure e la sua storia, e sparisce alla prima vendita.

La conseguenza pratica l'abbiamo capita presto: il punto fragile del progetto è chi carica i prodotti, non chi li compra. Se pubblicare un capo richiede mezz'ora e dieci campi da compilare, il catalogo muore prima del sito. Per questo abbiamo tenuto la struttura delle schede il più semplice possibile: il brand carica i capi nuovi da solo, senza passare da noi.

Sulla piattaforma lo dico da sviluppatore a cui piacciono gli stack moderni: WooCommerce non è la scelta che esalta chi scrive codice. Per questo caso però è quella onesta. Il brand ha bisogno di mettere online un capo appena finito di rilavorare, non di aprire un ticket ogni volta. Quando l'autonomia di chi gestisce il catalogo è il primo requisito, una piattaforma che il cliente sa usare da solo, e che non lo lega a noi, batte qualsiasi preferenza personale.

Il design deve sparire dietro ai capi

Con un brand di moda la tentazione è fare la cosa scenografica. Abbiamo fatto l'opposto: interfaccia essenziale, molto bianco, i capi come unico soggetto. Un pezzo unico non ha bisogno di una cornice che urla. Ha bisogno di spazio e di foto che si vedono bene.

La navigazione segue la stessa logica: pochi passaggi tra l'arrivo sul sito e il carrello. Un capo unico crea un tipo particolare di urgenza: chi lo vuole sa che non tornerà disponibile, e ogni schermata in più tra il desiderio e l'acquisto è un'occasione per ripensarci.

L'inglese e l'euro sono scelte di posizionamento

Il sito è in inglese e i prezzi sono in euro. Sembra un dettaglio tecnico. In realtà è la decisione più strategica del progetto: il pubblico che cerca moda upcycling non finisce ai confini dell'Italia, e un brand che vuole vendere in Europa deve presentarsi nella lingua di chi compra.

Sotto il cofano ci sono le cose che non si vedono ma decidono se il negozio si trova: meta title e descrizioni curati, dati strutturati sulle pagine, tracciamento e-commerce per capire da dove arrivano gli acquisti. Nessuna magia. Solo il lavoro di base fatto quando il sito nasce, invece che recuperato un anno dopo.

Il collo di bottiglia vero: i video dei prodotti

Per l'advertising e i social servivano video. E qui i capi unici presentano il conto: non puoi organizzare uno shooting per ogni giacca, e un video girato oggi promuove un capo che tra una settimana potrebbe non esserci più. Una produzione video tradizionale, su un catalogo di pezzi singoli, non sta in piedi.

Li abbiamo generati con l'AI, partendo dai capi reali. Il vincolo che ci siamo dati è uno solo, ed è quello che rende il lavoro difficile: il capo nel video deve essere identico al capo in vendita. Su un pezzo unico la fedeltà visiva è la scheda tecnica: se la cucitura nel video non è quella vera, stai mostrando un prodotto che non esiste.

Quindi ogni video passa un controllo a occhio: texture, cuciture, proporzioni, dettagli delle stampe. Quello che non regge il confronto con il capo vero si rigenera o si scarta. Qualche risultato lo trovi nella pagina del progetto, e il modo in cui affrontiamo questo tipo di lavoro è raccontato nella pagina dei contenuti AI.

Vale la pena dirlo, vista la diffidenza che c'è sul tema: qui l'AI non inventa capi che non esistono. Riproduce in movimento un prodotto reale, fotografato, in vendita. Per un catalogo di pezzi unici è l'unico modo sensato di avere video di prodotto senza moltiplicare i costi a ogni capo nuovo.

Cosa porterei via da questo progetto

Se stai pensando a un negozio online e il tuo prodotto ha qualcosa di fuori standard, capi unici, produzioni limitate, pezzi su misura, non partire dalla grafica. Parti dal processo: come nasce una scheda prodotto, chi la carica, cosa succede quando il pezzo si vende, con quali contenuti lo racconti. La grafica si sistema sempre. Un flusso di lavoro sbagliato te lo porti dietro per anni.

E il posizionamento si decide all'inizio. La lingua, la valuta, i mercati a cui parli sono scelte da fare prima di scrivere una riga di codice, perché cambiare idea a negozio avviato costa molto di più. Il nostro modo di impostare un progetto e-commerce parte esattamente da queste domande.

Dimitri

Autore: Dimitri

Frontend developer

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